Accordo di Maastricht

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Maastricht e la strada verso l’euro

Negli anni ’80 il ruolo dello SME la fa da padrone nelle vicende dell’Europa, e anno dopo anno riesce a rafforzare le valute europee con consistenza.
Escluso il dollaro usa dal pianeta dei cambi, anche i paesi più deboli possono respirare boccate di ossigeno e sull’onda della forza dello SME tentano di cambiare per contenere i costi e migliorare la propria situazione. Il ruolo di stato leader è sempre ad appannaggio della Germania, da molti paragonata come l’Usa nel sistema Bretton Woods, per via della sua funzione di riferimento per le altre valute: i marco tedesco determinava il tasso di inflazione e gli altri paesi devono costantemente rapportarsi ad esso.
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I tentativi di costruire una maggiore coesione tra le nazioni europee vedono nuovi spiragli con l’Atto Unico, che avrebbe dovuto apportare modifiche al precedente Trattato di Roma.
L’Atto, entrato in vigore nel 1987, non produce gli effetti sperati e tanti stati ne rimangono delusi. L’integrazione economica dell’Europa non avviene, né tanto meno quella di una moneta unica.
La Gran Bretagna, ricordiamo, non aveva neanche aderito allo SME.Sul finire degli anni ’80 cadono diversi regimi comunisti nell’Europa dell’Est, Urss in primis, ma nonostante questo l’iniziale euforia europea viene spenta dai successivi problemi riguardo il rinnovo politico ed economico di questi paesi.
I capi di Stato e di Governo si riuniscono nel 1991 a Maastricht, definendo le clausole del Trattato sull’Unione Europea.
Il punto più importante del Trattato è quello dell’ UEM, che sancisce la conclusione di un lungo progetto di unione avviato nel 1970 con Werner.
Con esso si puntava a consolidare i meccanismi del sistema dei cambi, rendere più indipendenti le banche centrali dei paesi membri e creare l’Istituto Monetario Europeo nella prima fase; a bloccare i tassi di cambio e ad adottare una moneta unica nella seconda fase.
Nel 1992 nasce l’Unione Europea, alla quale aderiscono i 12 paesi membri della Cee.
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