Il gold exchange standard

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Al termine del primo conflitto mondiale l’aumentata immissione di mezzi di pagamento aveva reso alquanto difficile il ripristino del rapporto tradizionale tra circolazione di moneta e riserva metallica destinata a garantirne la convertibilità. I dibattiti erano incentrati su come superare l’inconveniente derivati dalla scarsità dell’oro in rapporto agli accresciuti livelli di moneta cartacea in circolazione.

Nel 1922 fu messo a punto un sistema che venne definito a cambio aureo o gold exchange standard. In questo sistema le riserve poste a garanzia di convertibilità erano costituite non solo dall’oro ma anche da monete di particolare importanza ed in questo periodo esse furono la sterlina ed il dollaro.

dollaroTroppo semplicistico pensare però che Paesi come Stati Uniti ed Inghilterra potessero acquistare beni e servizi verso Paesi terzi semplicemente emettendo banconote. In realtà con il sistema gold exchange standard si viene ad instaurare una componente fiduciaria verso i Paesi emittenti. Sterline e dollari vengono accettate come moneta da riserva solo ed in quanto c’è fiducia in questi Paesi. Inoltre siccome dollari e sterline vengono detenuti dalle banche centrali in forme fruttifere, possiamo dire che questi Stati offrono un servizio aggiuntivo fin quando si rimane sul piano fiduciario di una libera accettazione delle valute in questione.

L’inconveniente vero e più rilevante è invece un altro. Con il detenere riserve in dollari e sterline si rischia di essere legati alle sorti del Paese emittente e questo sisterlina manifestò in modo eclatante nel 1930 quando la sterlina abbandonò il legame con l’oro e si svalutò del 30%. Questo determinò una perdita secca in tutti quei Paesi che detenevano sterline di pari entità. Nello stesso tempo l’abbandono del sistema a cambio aureo non era possibile e questo determinò maggior cautela nel detenere valute.

Siamo nel periodo tra le due guerre mondiali, le forme di scambio avvenivano in forme bilaterali, ossia un Paese acquistava laddove poteva vendere i suoi prodotti per raggiungere l’equilibrio e siccome ciò poteva avvenire solo al livello del Paese che aveva minori possibilità di scambio la conseguenza inevitabile fu una progressiva diminuzione dei traffici.

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