Normativa sul forex
La normativa fiscale sul forex è uno dei punti meno chiari riguardo il mercato del forex.
Ogni trader giunge ad un punto in cui si chiede se i suoi guadagni debbano essere dichiarati o meno.
In realtà la normativa italiana sui mercati finanziari non esprime in merito ai guadagni sul forex, per cui dobbiamo andare ad interpretare la norma che più si addice a questo tipo di settore finanziario.
Il D. Lgs. 461/97, chiamato tassazione capital gain sulle valute, in sostanza dichiara che, se gli introiti superano i 51.645,69€ in un arco di tempo di 7 giorni consecutivi, allora abbiamo l'obbligo di dichiarare tali importi.
La dichiarazione va effettuata nel modello UNICO e i ricavi contabilizzati alla voce “proventi diversi”, sotto il quadro RT sez. II-B: verranno poi tassati al 12,5%.
Per tutte le transazioni spot del forex non c'è obbligo di dichiarare i redditi, mentre se una o più posizioni sono tenute aperte per almeno 7 giorni si rientra nella sfera della tassazione.
Anche se le transazioni avvengono tramite un broker straniero, i ricavi conseguiti su conti correnti italiani ricadono sotto la normativa italiana e quindi dichiarati se rientrano nei limiti previsti.
Le incertezze di molti traders sull'obbligo della dichiarazione si incentrano sul tipo particolare di operazione che viene effettuata alla fine della giornata dai brokers, chiamata rollover. In pratica si chiudono le posizioni aperte, per riaprirle immediatamente il giorno seguente.
Infatti quando effettuiamo una trade in un momento qualsiasi della giornata possiamo avere 2 tipi di chiusura:
-entro la fine della giorno
-dopo la fine del giorno
Nel caso in cui la posizione non venga chiusa prima dello scadere della giornata forex (ore 23 in Italia), i broker forex applicano il cosiddetto rollover.
Il rollover consiste nel chiudere una posizione e riaprirla immediatamente dopo l'inizio del nuovo giorno, applicando una piccola tassa chiamata swap point (o punto di swap).
Lo swap in realtà non è altro che la differenza tra i tassi di interesse tra le 2 valute tradate, e fa sì che chi ha una posizione buy su una moneta con tasso di interesse maggiore dell'altra perda, qualche punto percentuale, mentre ne guadagni con l'operazione inversa.
Ipotizziamo una trade con relativo swap:
-acquisto di 1 minilotto, ovvero 10.000$
-Eur/Usd posizione long (cioè acquistiamo euro e vendiamo dollari usa)
-prezzo di apertura 1,3852
-prezzo alle 23:00 = 1,3868 (viene chiusa così la posizione)
-primo prezzo di esecuzione del nuovo ordine dopo le 23:00 = 1,3870 (a questo prezzo viene riaperta la posizione)
-swap di 2 pips = 1,3870 – 1,3868, ovvero 2 dollari.
Secondo la normativa italiana questa particolare operazione non è prevista, quindi non è presa in considerazione; pertanto per sciogliere definitivamente ogni dubbio è bene consultare il proprio commercialista.
Un'interpretazione comune è quella di non dichiarare i ricavi forex come plusvalenze (visto che le posizioni vengono chiuse al termine della giornata); ma l'Agenzia delle Entrate è interessata ad ogni modo alle transazioni che superano i 12.000 €.
Infatti sembra che occorra dichiarare nel 730 o nel modello Unico se si hanno soldi depositati all'estero (per problemi di antiriciclaggio): quindi nel caso si abbia un conto con un broker straniero rientriamo in questa norma.
Per maggiori informazioni si possono consultare i seguenti links:
Banca d'Italia sull'antiriciclaggio


